21/03/2007

d end

medium_Jim_Morrison.jpgquesta notte è una notte turca con la sua mezzaluna sdraiata dalla parte della curvatura nel cielobuio. lei aspetta al bar della piazza. prendo la strada che costeggia la riva. questo mio fiume è una lunga vena d'acqua.

cammino lento tanto già lo so, respiro le stelle, cosa avrà da dire, mi riempo i polmoni di 21 marzo, odore di primavera appena nata. arrivo tardi e lei è bella. gli altri sono già tutti intorno al tavolo, con in faccia quella maschera che mi sarei aspettato e quattro bicchieri di bianco svuotati. peperoni verde morto vermiformi e fluorescenti.

pacca sulla spalla e sorriso, si usa così, mi siedo e la considero come fosse la prima volta. me la ricordo bagnata, una lunga vena d'acqua, sulla punta delle mie dita che la cercavano. ricordo tutti i particolari, tutti insieme, sfiorarle i tatuaggi, scivolarle dentro con quegli stupidi ansimi che si producono in certi casi. vorrei mi regalasse uno sguardo speciale, vorrei che fosse sotto gli occhi di tutti l'intimità che c'è stata. manie di prota - egoismo di fronte alla morte, la ribalta più terribile e sublime. ma stasera l'incantatrice è lei, la sua voce bassa, i suoi sorrisi sforzati che tengono la platea con il fiato sospeso come all'ultima canzone di Jim Morrison.

Poi sparisce come ha sempre fatto, con un ci si vede dopo un aperitivo. il sipario a vetri del "Seven" si richiude, maniglie ottone sporco di secoli, e il pubblico lasciato solo si accascia sul tavolino. Qualcuno dice usciamo, Cristian piange e la nostra fila alla cassa, pago un prosecco, sembra già un corteo funebre.