24/02/2007

Bang!

bang


Credo di non avere altro da aggiungere :-P

18/02/2007

Don't go changin'

medium_frank.jpgArriva fischiettando sinatra, l'uomo. Vorrei apprezzare l'ironia della situazione, ma mi limito ad accoglierlo con un:
-già! solo tu ci mancavi...

Mi porge la mano e mi accompagna in una mezza piroetta al centro della stanza. mi attira a sè e stona sulla quarta strofa:
-I could not love you, love you any better / I love you just the way you are

Lo guardo perplessa. Dico:
-divertente

ma poi gli concedo un sorriso.

tanto gli basta perchè si accomodi sulla mia poltrona. si piega in avanti, appoggia i gomiti sulle ginocchia, intreccia le mani, solleva gli indici e li punta contro di me.
-dovresti dedicargliela

inarco il mio sopracciglio vulcaniano.
-davvero? apprezzerebbe?

-Don't go changin' just to try to please me... è una bellissima canzone, non trovi?

-And don't imagine you're too familiar... è una canzone per una coppia alla frutta.

-dici? io non credo

-hai qualche colpo di scena nella manica?

-non hai notato niente di nuovo in lei?

-hmm, nulla

-nessun cambiamento solo per piacerti?

-...

-sapevo che l'avresti notato

sorride compiaciuto della sua ultima battuta e restiamo così a fissarci in silenzio.

ripenso ai piccoli cambiamenti quotidiani. cerco di fissarli uno per uno nella memoria nella speranza che il quadro completo mi dia una risposta e in qualche modo soffochi l'ansia crescente per il lunedì in arrivo.

non ci riesco. presi singolarmente sono tutti così insignificanti. prenderli tutti insieme è come pescare pollini nell'aria in un giorno di tramontana

quando vedo che sta per alzarsi, rinuncio al quadro completo e semplicemente gli chiedo:
-ci sarà uno chignon per me, settimana prossima?

-è ancora presto per dirlo. e non è nemmeno così importante quanto credi

e se ne va, fischiettando sinatra

07/11/2006

chi si rivede

Arriva presto, questa sera... Anche per lui gli anni passano. Arriva annunciato da una serie di segni premonitori. Niente di nuovo. Lui, il piccolo dio della sceneggiat(a)ura che è la mia vita sa come fare le sue entrate, sa come farsi attendere.

Prende posto nella solita poltrona in ombra del salotto. Senza dire nulla, come se fosse casa sua. Aspetta pazientemente che digiti le ultime lettere di una mail che non spedirò mai. Lo sa meglio di me. Per lui è già scritto che non andrò oltre il salva come bozza.

So che guarda il mio volto illuminato dal monitor del portatile. In altri tempi avrei detto "guarda compiaciuto", ma è da tempo che non abbiamo una delle nostre conversazioni notturne.

Sollevo lo sguardo dal monitor e gli sorrido.
Dice: Ti trovo meglio di quanto avrei pensato.
Dico: Mi trovi esattamente come vuoi che io sia.

Non c'è sarcasmo nella mia voce, nè alcun rimprovero. La mia è una pura e semplice constatazione.

Pausa.

Dice: Era una cosa inevitabile. Questo lo sai, vero?

Desi? Sì, era inevitabile. Lo so benissimo.

Dico: Questo non toglie che faccia male...

Chiede: Cosa esattamente? Cosa ti fa più male?

A lui non posso mentire. Non avrebbe senso. E così sono costretta a riflettere. Peggio, sono costretta ad ammettere una risposta che ho sempre conosciuto.

Dico: Desi. Quella desi. Quell'insieme di ricordi e speranze e sogni e... Non esiste più. E con lei è morta la chiara che l'amava.

Annuisce in silenzio. Odio i suoi silenzi da psicanalista. Odio il suo annuire paternalistico.

Dico: E, sì... Il matrimonio era necessario.

Ancora silenzio.
Poi dice: E adesso cosa intendi fare?

Chiedo: Io?

Ma non c'è stupore nella mia domanda. Non c'è nulla. Forse giusto un pizzico di paura. Quella paura che hai sulla pedana del bungee jumping. Non quella che hai prima di saltare. Quella che ti viene appena comincia il vuoto. Quella che "oddio, adesso non posso più tornare indietro"

Dice: Ti ho lasciata fare per parecchio tempo. Libero arbitrio, che fregatra eh? Mi sono tenuto in disparte, solo per vederti girare su te stessa in circoli senza senso.

Dico: ...

Ma lui risponde prima che possa dirlo veramente.

Dice: No, non mi hai delusa. Come potresti? Avevamo entrambi bisogno di staccare un po'. E tutto quel girare in tondo... chissà che non porti a qualcosa.

Lo guardo. Fissa i suoi occhi nei miei. Annuisco senza troppa convinzione. Senza impegnarmi troppo nel fingere di aver capito. Tanto non posso fregarlo.

Dice: Capirai... Col tempo, capiremo entrambi.

Si batte una mano sulla coscia e si alza di scatto. Gesto teatrale che ti aspetteresti seguito a ruota da una qualche espressione come "oh pofferbacco!".

E invece dice: Beh, è ora di rimboccarsi le maniche, no? Di ricominciare!

Gli sorrido. Tenerezza, gratitudine, affetto.

L'ho odiato con tutta me stessa. Si farà odiare ancora e a breve. Ma è una costante della mia vita e non posso, quando si spengono tutte le luci e la sala si svuota, non volergli bene. Perchè lui è ancora lì a seguirmi mentre lascio il palco. E il mio ultimo sguardo, prima di sparire dietro le quinte, corre in sala alla disperata ricerca del suo sorriso compiaciuto. Della sua approvazione.