10/04/2007

i am what i wasn't

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Da quanto tempo sono quello che sono? Quale è stato il momento esatto in cui ho smesso di essere quella che avrei voluto essere per diventare... io? Quando ho smesso di illudermi e ho finalmente accettato di non essere quella che ricordavo?

strani pensieri da fare a tavola, mentre mi imbambolo sulle sue mani che stringono il bicchiere di vetro grezzo da osteria di una una volta. quando le ho detto:
-ti sto studiando le mani

quando ho sollevato gli occhi verso i suoi e ci siamo sorrise e ha fatto la faccia buffa e le ho detto:
-anche io annotavo e sottolineavo i libri.

pausa drammatica, sorriso incerto che poi diventa quasi una smorfia.
-poi ho smesso. non so perchè. se per pudore o cinismo.

e ancora i nostri sguardi si incrociano e per un breve attimo so esattamente cosa voglio da lei. di quelle certezze oniriche, che poi scordi o smonti non appena ti svegli.

e attraversando la strada, verso l'ufficio, rallento. lascio che mi distanzi di qualche passo. mi fermo sull'isolotto tra le corsie e allargo le braccia, guardando il semaforo rosso quando lei si gira a cercarmi.

la guardo e cerco di ricordarmi la risposta che ho appena sognato. la mini verde. la giacca di lana nera ("ah adesso capisco perchè sentivo così caldo... ih ih ih")

mi costruisco delle risposte frettolose. perchè è già quasi verde e lei gonfia le guancie a mimare uno sbuffo e indica un orologio inesistente con l'indice teso.

potrei accontentarmi di dire che semplicemente voglio questo: che lei esista. così, com'è. così diversa da come sono diventata.

e sono tentata, attraversata la strada di dirle qualcosa... tra l'epico e il bacio perugina.
d quelle cose che si dicono stringendo entrambe le mani, come in un musical in bianco e nero o come in un cartone giapponese.

e invece, faccio gli ultimi metri a passo di minuetto, le prendo la mano e le faccio fare una sorta di improvvisata giravolta.

e lei ride...

meglio così, no?

01/04/2007

Perchè so che quel che faccio...

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...dev'esser sbagliato.

Le ho preparato i pancake questa mattina e waffles, con la nuova macchinetta che i miei hanno comprato al lidl. Parte di un brunch improvvisato per tenermi lontana da lei e dal letto sfatto.
Pancake con sciroppo d'acero o nutella o miele o marmellata di arance amare fatta da mammà con la macchina del pane. Un mezzo pompelmo rosa con zucchero. Caffè a volontà. Cereali, muesli e yogurt dell'esselunga (banana o fragola, non ho molta fantasia con gli yogurt).

L'ho chiamata a tavola a mezzogiorno passato. Le ho chiesto se volesse del succo ace a temperatura ambiente. Come al solito lo compro e me lo dimentico in dispensa per settimane.

Si presenta a tavola indossando il mio vecchio maglione dell'influenza. davvero, è così vecchio e così influenzato che non mi ricordo più di che colore fosse in origine. adesso è rosa beige ingrigito.

Tiene abbottonato solo il bottone centrale. teso allo spasimo sotto la pressione dei suoi seni.

-l'ho trovato sulla sedia. ti spiace?

no, non mi spiace. sorrido. lo accoglie come un invito e si fa sotto per il bacio di rito.

oddio, no. svicolo in cucina con una scusa qualsiasi e le grido:

-non è che vuoi anche un paio di uova?

risponde qualcosa, la bocca piena di waffle alla nutella.

lo prendo per un no. il solo pensiero di friggere qualcosa mi fa venire la nausea. e non è l'unica cosa a darmi nausea, a dirla tutta.

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la colpa è sua. della bratz. potevamo essere a palazzo reale in questo momento. e invece, per colpa sua, ho ripiegato sull'algida maggiorata.

e adesso, non è che mi senta in colpa. perchè dovrei in fondo? ok, di motivi potrei anche trovarne. ma non mi sento in colpa.
mi sento cogliona e nauseata.
e potrei semplicemente tornare in sala da pranzo. e dare all'algida maggiorata il bacio che si merita.

perchè è qualcosa di straordinario nel mio maglione dell'influenza. e sa essere veramente dolce fuori dai suoi tailleur di rappresentanza.

e potrei passare la vita, addormentata tra i suoi seni.

potrei...

ma finisce che torno in sala e dico:

-è tardissimo...

e mi unisco a lei per la risatina di rito sul motivo del nostro ritardo. e mi lascio baciare, giusto per mischiare il mio sapore di caffè con il suo di pompelmo e nutella. e giusto per dire che la nausea è solo colpa di gusti mischiati male.

mi avvio verso la doccia.

-i miei mi aspettano per pranzo. ma tu fai pure con comodo.

e quando esco, la trovo vestita di tutto punto in cucina, intenta a lavare i piatti.

mi accoglie con un sorriso distratto. e penso che in fondo siamo proprio coglione noi donne.

e all'improvviso ho una voglia pazzesca di baciarla e sarei anche capace di friggere un paio di uova.

ma la nausea, stavolta, mi sa che è venuta a lei.

si scosta e mi allontana con la scusa dei piatti.

-lasciami finire, altrimenti non arrivi più dai tuoi.

con un po' di acidità. con un po' di nausea negli occhi.

ma forse è solo colpa del maglione dell'influenza, forse le ha attaccato qualcosa.

29/03/2007

Letto e ri-Letto

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"Finiremo a letto insieme, io e te"
Quando ci ripenso non posso fare a meno di sorridere. Ogni volta. La prima volta, certo, non è stato proprio un sorriso il mio, ma qualcosa di più simile a un accesso di ridarella isterica, con tanto di lacrime agli occhi e via dicendo...

E non tanto per la frase, ma per la tronfia serietà con cui è stata pronunciata.

A letto, alla fine, ci siamo finiti per davvero. Dopo un lungo percorso riabilitativo. Dopotutto non puoi dire una cosa del genere con una espressione del genere e pensare di farla franca.

L'andare a letto in sè doveva essere l'ultima stoccata al suo ego esponenziale. Non lo è stata. Il ragazzo se l'è cavata più che bene. Ma questo è secondario.

medium_littleego.jpgHo inaugurato il mio nuovo flou con l'algida maggiorata.
Con l'algida e con uno di quegli incubi da sudori freddi e insonnia deleteria e spuntino notturno. Di quelli che ti svegliano peggio della peperonata della nonna e sveglia ti lasciano e l'alba sembra non voler mai arrivare.

C'era la bratz nell'incubo. E c'era Enzo. E c'era enzo, quello vero, il figlio. Quello della frase. E c'era Susanna che oscillava dissociata tra l'essere figlia di Enzo (il padre) e essere enzo stesso (il figlio). E c'ero io, a tratti. Mi percepivo come parte integrante del tutto o come estranea osservatrice, con dolorosi passaggi tra un ruolo e l'altro: fatti di fitte e strappi laceranti, come se davvero abbandonassi il mio corpo onirico per diventare un altrettanto onirico corpo astrale.

La bratz era il centro focale del sogno. Gli altri, me compresa, umili comparse al minimo sindacale. Indossava una maschera, di quelle in ceramica, bianca con grandi pomelli rossi accesi sulle guance. come una maschera di un oni kabuki.

la reggeva davanti al volto con una mano e con l'altra indicava me. non diceva niente. non che io ricordi. perchè è stato nel momento in cui stava levandosi la maschera per dire qualcosa che mi sono svegliata di colpo. ed è stato strano e in qualche modo doloroso perchè in quel momento dovevo essere corpo astrale e l'ultima scena che ricordo, la ricordo come vista dall'alto, con lei che sta per togliersi la maschera e il mio altro io che si mette a gridare.

24/03/2007

E trasformerò il tuo volto in alabastro...

medium_vampire.jpg...quando scoprirai che il tuo schiavo in realtà è il tuo maestro.
Nel senso di master, ovviamente :-D Sai com'è, con padrone non veniva la rima.

Beh, che succede di nuovo nel magico mondo della chiaraf? In ordine sparso:

-mi sono innamossessionata dei suoi canini (finirò con l'ossessionarmi perfino alle sue staminali, se continuo di questo passo)

-mi sono innamossessionata del profumo dei suoi capelli

-ho visto un quarto di 300 in treno

-ho fatto amicizia con l'algida maggiorata che sbirciava 300 sul mio mac in treno

-ho fatto amicizia con l'algida maggiorata

-ho fatto amicizia con l'algida maggiorata

-ho fatto amicizia con l'algida maggiorata

ho già detto che ho fatto amicizia con l'algida maggiorata che sbirciava 300 sul mio mac per caso?

^_____________________^

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Visto che sembrava così interessata al film, abbiamo condiviso le cuffiette.

Quando è arrivato il momento di scendere ci siamo date appuntamento a lunedì. Stesso intercity, stessa carrozza (la quattro), al primo scompartimento libero con due posti affiancati.

Lì ci godremo altri 30 minuti scarsi di 300.

Ha occhi azzurri, capelli castano scuro alla pari, fisico giunonico e veste sempre in tailleur, spesso gessati. Prima di 300 ascoltava l'ipod e mi sorrideva quando alzavo lo sguardo dal mac.

non dorme in treno. e questo è già un punto a suo favore. non ha la fede. non telefona e non messaggia a nessuno per annunciare ritardi o partenze del treno.

scende una fermata dopo la mia. quindi forse nei quindici minuti successivi si fa una pennichella mentre gioca con la fede e telefona al marito per annunciargli il ritardo.

;-)

non credo proprio :-P

21/03/2007

So cosa hai fatto

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C’è questo tizio. Lo incontro quasi tutti i giorni alla fermata del tram. Sale con me e scende da qualche parte dopo la mia fermata. Mi guada, mi fissa, mi tiene d’occhio.

A volte in modo più evidente, quasi volesse sfidarmi, quasi fosse lì a dirmi “è inutile che fai finta, io so benissimo chi sei”. A volte in modo altrettanto evidente, anche se suppongo che l’intento dovrebbe essere una maggiore discrezione. Fa un po’ come le spie nei vecchi film. Si nasconde dietro un giornale (la gazzetta il più delle volte, qualche volta il catalogo di decathlon) e sbircia sopra le pagine.

È come se fosse ossessionato da me. È strano. Non sale mai dalla mia stessa porta. Me lo ritrovo a pochi passi sulla banchina, ma non lo vedo salire. Me lo ritrovo sul tram. A pochi posti da me. Seduto col suo giornale o con il suo sacchetto di plastica azzurra. Non parla mai. Né con me, né con altri passeggeri, né da solo.

E mi ritrovo a chiedermi quale sarà il motivo della sua ossessione e nel farlo è come se ne venissi contagiata. Se lui è ossessionato da me, probabilmente finirò col diventare altrettanto ossessionata da lui. Forse è questo il suo scopo.

Perché ne parlo in un post archiviato sotto la categoria bratz?
Perché non è che ci sia molta differenza. In fin dei conti, chi è ossessionata da chi?

Umore ballerino il suo e frecciatine che non riesco a ricondurre a un unico comune denominatore. Partono, arrivano e rimbalzano perché non capisco dove voglia andare a colpire e soprattutto perché. Con queste premesse saremmo proprio una perfetta coppia etero.

Oggi però ha uno chignon improvvisato e dei deliziosi ciuffetti ribelli che non è riuscita a fermare con la matita d'emergenza e che le donano quell'aria da manga che...

13/03/2007

Birthday girl

medium_indifferent.jpgLe due regole del successo:
1) Non dire mai tutto quello che sai...







medium_feedthemodels.gifSto perdendo tempo, vero? Ci giro intorno senza arrivare a nulla.

il fatto è che ho le palle girate.
sorrido appena pensando all'ironia della sorte. mi riferisco alla foto qui accanto. sulla maglietta please do not feed the models. e sotto le indicazioni per allargare la foto (o la modella?).


ho le palle girate? mi annoio. dovrei già essere a letto. sono già stata richiamata all'ordine in effetti.
e zibibbo rugna perchè ha la ciotola vuota.

caccio di casa l'abusiva nel mio letto. riempio la ciotola alla gatta. riprendo il libro abbandonato sul comodino.

sì, ok, ma in quale ordine?

prima la gatta, mi sta diventando isterica. e in fondo ha ragione.

potrei ordinare all'abusiva di dare da mangiare alla gatta e di levarsi dalle palle. ma prima dovrei, tipo... slegarla?

e, no. l'abusiva non è lei.

e sì. quella che è lei oggi mi ha dato un bacio a fior di labbra al sapore di schiuma di macchiato caldo.
poi se ne è andata, si è voltata. ha ammiccato e ha detto:
-quello di ieri

questo credo è stato il momento del giramento di palle

bene, adesso ho di che compiacermi per la battutona dell'anno. e pensare che in fisica facevo pure pena.

cincischio. e mi annoio.

la ciotola della gatta è stata adeguatamente riempita. tempo due minuti e me la ritrovo in grembo.

medium_warning.jpgdalla camera arriva il secondo ammonimento. un mugugno soffocato e implorante. molto fastidioso, in effetti.

e io cincischio con la ricerca immagini di google. e mi annoio.

medium_warning2.jpg


è incredibile cosa si trova in giro ;-)

è incredibile che a trentanni e uno ancora mi accenda le sigarette al contrario e mi stupisca della fiammata sul filtro.

c'ho rischiato la frangetta stavolta.

medium_hope-despair.2.jpg


e a proposito di frangetta. la preferivo con i capelli corti.

finirò con il taglierglieli.

perchè vedi... a conti fatti non si può non essere ciò che si è.

e posso dire che quello che faccio lo faccio per non farlo a te.

ma ti mentirei. quello che faccio lo faccio perché non posso fare a meno di farlo. te, lei... che importa?

Una gioia disperata

medium_buch_pollock.jpgSedute sulla nostra panchina parliamo di Benni, ma siamo altrove ed è strano.

Io mezza reclinata, le gambe ben distese e i gomiti appoggiati sullo schienale. Lei perfettamente dritta, le gambe strette, stringe al petto la borsa che tiene in grembo. Che strana coppia. Mi correggo, che strano duo.

Secondo lei l'angelo non è morto. Annuisco, indicandole il palazzo di fronte. Forse dovrei darle più soddisfazione. In fondo il libro glie l'ho regalato io. Lei segue il dito e dice:

-Cosa?

-La mansarda. Non è stupenda?

-uh? sì è carina.

-ecco, da piccola mi immaginavo così da grande. in un loft...

-da piccola in un loft?

-lo chiamo adesso loft. da piccola era un'enorme solaio con grandi finestre.

-e poi?

-una enorme libreria a più piani, con le sue scale. e poi una pedana con una poltrona, una luce e il mio piano.

-suoni il piano?

-e poi un piccolo soppalco con il letto.

-niente bagno?

-una grande vasca di ottone in mezzo alla stanza. e poi il resto dietro a una tendina.

-niente cucina?

-niente cucina.

-come mai?

-boh. ero una bambina con tanta fantasia, mica un architetto.

sorride e indica a sua volta il loft.

-guarda c'è gente. chissà chi sono...

osservo. aspetto. mi godo il sole.

-tu nel tuo loft cosa facevi? suonavi il piano?

-anche. e dipingevo. lanciando manciate di vernice e secchiate sulla tela.

-come pollock?

-chi?

-pollock

-jackson?

-boh, non so come si chiami...

e torniamo a guardare la mansarda. ognuna a raccontarsi una propria storia.

poi lei dice:

-suoni ancora?

-sì

-mi piacerebbe...

-anche a me, ma non è il caso

-no? e perché?

la guardo. e fa il suo sguardo. quello sguardo che se fossi uomo... che se per un attimo... che se solo volessi... che se sapessi come ricambiare... che...

dice:
-non azzardarti

-uh? a far cosa?

-a baciarmi

e ridiamo. così, come se fossimo due ex di vecchia data

05/03/2007

Sedute sul pontile a perder tempo

medium_dock.jpgNon è un vero pontile. E non lo sarà fintanto che nicchierà sul nostro piano di fuga da liceali a rischio d'interrogazione.

Ci godiamo i raggi del sole cercando di dilatare il senso di pace e intimità che si è andato addensando durante la pausa pranzo.

Parliamo poco. Ma non è un problema. Credo di aver parlato abbastanza la notte che ho dormito da lei (eh, sì, dolce uac... ti sei persa proprio un bel post :-P)...

dice:
-non è come essere al parco, però. la prossima volta andiamo al parco

annuisco al suo volto teso a prendere il sole. ai suoi occhi chiusi a goderselo

si volta verso di me.

dice:
-non mi freghi più... la prossima volta al parco, ok?

ma sto guardando le sue mani e non rispondo. ne prendo in prestito una, invece. la appoggio delicatamente nella mia, palmo contro palmo. divarico leggermente le sue dita con le mie. accarezzo il dorso con la punta dei polpastrelli. ho un tocco molto delicato quando voglio. e oggi voglio.

le rendo la mano e dico:

-perchè non suoni il piano?!

che è quasi un'accusa....

e torniamo in silenzio, sedute sul nostro surrogato di pontile a perder tempo.

e otis mi sussurra così:
Look like nothing's gonna change
Everything still remains the same
I can't do what ten people tell me to do
So I guess I'll remain the same

24/02/2007

The long and winding road

medium_Railroad.gifTornando da pranzo rifletto sul suo modo di camminarmi a fianco. Un continuo sfiorarsi, toccarsi, cocciare di gomiti e spalle che difficilmente concederei ad altri. Non mi mette più nemmeno a disagio ormai. Il nostro camminare è ancora lontano dalla simmetria perfetta di una coppia. I nostri passi hanno ritmi diversi e così il nostro ancheggiare e ondeggiare.

cozziamo nel momento in cui si ferma per farmi la sua domanda. mi prende appena per un braccio e chiede:
-in che senso, scusa?

mi limito a sollevare le spalle e dire:
-mah, magari sono solo scuse.

riflettiamo fino all'ascensore. saliamo e le chiedo:
-dai, dimmi la tua peggiore cattiveria...

e aggiungo:
-la peggiore che puoi raccontarmi...

ci pensa e dice:
-c'è questa mia ex compagna di scuola che incontro in treno. non la saluto mai. e nemmeno lei mi saluta.

la osservo interessata aspettando il colpo di scena.

-la prima volta che l'ho incrociata non ero sicura che fosse lei. non l'ho salutata. l'ho riconosciuta solo dopo. ma non l'ho mai salutata.

e aggiunge:
-uno di questi giorni la fermo e le chiedo scusa e le spiego tutto.

sorride e dice:
-e tu?

ho sparato in pancia alla mia migliore amica, ho rovinato l'adolescenza al mio uomo perfetto. ho flirtato con lo zio preferito della solita migliore amica nel giorno del suo quattordicesimo compleanno solo perchè lei, beh... non mi dava abbastanza attenzioni. ho mentito, finto e ferito per ripicca, per gioco, per noia.

-da bambina ho rubato in chiesa.

e aggiungo:

-non li ho mai spesi quei soldi... credo che siano ancora nascosti da qualche parte a casa dei miei.

cogliona!

17/02/2007

la bambina di polvere

medium_doll.jpgRispondo alla zoe. Sono qui a casa, sola con i miei pensieri e la mia ossessione. Aggiungo un mezzo sorriso. due punti meno parentesi chiusa. è facile con gli sms.


la mia ossessione, già. l'ho studiata ieri a pranzo.chiedendomi cosa esattamente mi piacesse in lei, distratta appena dalla postura vagamente prima posizione della cameriera.

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ho elogiato la bellezza del suo collo, tra un pliè negato e un'ordinazione, consigliandole di valorizzarlo con una pettinatura adeguata, per il solo gusto masochista di passare l'intera prossima settimana con la stupida aspettativa di uno chignon tutto per me.


e ho passato il resto della giornata ad aspettare il week-end con la stessa ansia irrequieta e improduttiva con cui aspettavo il suono della campanella dell'intervallo al liceo. e la fine delle lezioni subito dopo, appena salutata quella cretina di desi.

come per desi sembra non bastarmi mai. ne vorrei sempre di più. ma più di cosa? per desi era chiaro. adesso invece non riesco a capire o, molto più semplicemente, non voglio ammetterlo.

come per desi aspetto la campanella e rischio seriamente di tornare a mettere indietro le lancette dell'orologio per deludermi e punirmi e gratificarmi allo stesso tempo.

diversamente da desi l'attesa del week-end ha un significato diverso. come se fosse una liberazione, due giorni di pausa dalla mia personale ossessione.

e non dovrei scrivere, no. l'ossessione dovrebbe essere rimasta in ufficio. sepolta da qualche parte nella cassettiera insieme alla cancelleria. vuota e insignificante fino all'inizio di una nuova settimana.


[...] O thou,
Who chariotest to their dark wintry bed

The winged seeds, where they lie cold and low,
Each like a corpse within its grave, until
Thine azure sister of the Spring shall blow

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