27/10/2010

Prova

Proca

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03/05/2007

Notizie dal mondo della paura

medium_160164757_ac1e58c72a.jpgSiamo gli omini russi che vivono nel tuo cervello.

Ma perché avete scelto proprio me?

Perché ci sei simpatico. Allora, com’è andato l’incubo di stanotte?

E’ stato terribile!

Bene, bene…

Maledetti omini russi.

Sì, continua così, più ci odi e più la nostra forza aumenta.

Hai sentito il cuore che ti scoppiava?



Ha sentito le mani molli, senza vita, come rosicchiate da mille formiche? Hai sentito il panico, la testa girare, la nausea, il terrore di impazzire?

Sì, ho sentito tutto questo e la dottoressa dei sogni, che ho incontrato nell’incubo, mi ha spiegato che voi omini russi siete i più terribili.

E certo!

E la creatura cicciona truccata di bianco e di nero sembrava proprio la mia fidanzata.

Proprio così, noi adoriamo assumere le sembianze delle persone che più ami. Il trucco è che quando ti svegli hai paura anche di chi ti dorme accanto. Ricordi quella volta che ci siamo nascosti dietro l’immagine di tua madre?

Sì, è stato terribile.

He, he, grazie…

Perché non mi lasciate in pace?

Ah, per questo devi rivolgerti alla tua psicologa. Sei tu che ci hai creati e anzi, grazie di cuore! Nella tua testa piena di ansie e fobie cresciamo sani e forti. A proposito di questo… quella fissazione del suicidio che ti abbiamo fatto venire… a noi spiacerebbe davvero se spegnessi tutto. Facciamo un patto, tu ci tieni in vita, in cambio noi andiamo e veniamo con discrezione, senza mai farti impazzire del tutto, ma tormentandoti in eterno. Che ne dici?

Maledetti omini russi…io adesso mi segno tutto quello che mi avete detto!

10/04/2007

i am what i wasn't

medium_eraserhead.jpg

Da quanto tempo sono quello che sono? Quale è stato il momento esatto in cui ho smesso di essere quella che avrei voluto essere per diventare... io? Quando ho smesso di illudermi e ho finalmente accettato di non essere quella che ricordavo?

strani pensieri da fare a tavola, mentre mi imbambolo sulle sue mani che stringono il bicchiere di vetro grezzo da osteria di una una volta. quando le ho detto:
-ti sto studiando le mani

quando ho sollevato gli occhi verso i suoi e ci siamo sorrise e ha fatto la faccia buffa e le ho detto:
-anche io annotavo e sottolineavo i libri.

pausa drammatica, sorriso incerto che poi diventa quasi una smorfia.
-poi ho smesso. non so perchè. se per pudore o cinismo.

e ancora i nostri sguardi si incrociano e per un breve attimo so esattamente cosa voglio da lei. di quelle certezze oniriche, che poi scordi o smonti non appena ti svegli.

e attraversando la strada, verso l'ufficio, rallento. lascio che mi distanzi di qualche passo. mi fermo sull'isolotto tra le corsie e allargo le braccia, guardando il semaforo rosso quando lei si gira a cercarmi.

la guardo e cerco di ricordarmi la risposta che ho appena sognato. la mini verde. la giacca di lana nera ("ah adesso capisco perchè sentivo così caldo... ih ih ih")

mi costruisco delle risposte frettolose. perchè è già quasi verde e lei gonfia le guancie a mimare uno sbuffo e indica un orologio inesistente con l'indice teso.

potrei accontentarmi di dire che semplicemente voglio questo: che lei esista. così, com'è. così diversa da come sono diventata.

e sono tentata, attraversata la strada di dirle qualcosa... tra l'epico e il bacio perugina.
d quelle cose che si dicono stringendo entrambe le mani, come in un musical in bianco e nero o come in un cartone giapponese.

e invece, faccio gli ultimi metri a passo di minuetto, le prendo la mano e le faccio fare una sorta di improvvisata giravolta.

e lei ride...

meglio così, no?